Il Contratto di Fiume

‘I Contratti di fiume tracciano il percorso per restituire i corsi d’acqua al territorio e il territorio ai corsi d’acqua’

cit. Carta Nazionale dei CdF

Negli ultimi decenni uno sfruttamento iperbolico delle risorse ambientali, specialmente nel settore energetico ed industriale – seguito da un smodato uso del suolo e delle riserve idriche – ha fatto emergere pesanti criticità che pesano oggi sulle comunità locali sia dal punto di vista della salute, sia rispetto ai rischi ambientali (come le alluvoni), sia sul piano economico.

 

Il World Water Forum definisce I Contratti di Fiume (CdF) come un modo di “adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale".

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Questi strumenti si presentano come un mezzo di connessione tra la matrice naturale di un territorio e la presenza umana in cui l’entità “Fiume” assume un ruolo centrale sotto l’aspetto culturale ed ambientale.

 

L’obiettivo è la tutela e la valorizzazione delle risorse idriche e degli ambienti connessi, la riduzione dell'inquinamento delle acque, il riequilibrio del bilancio idrico, la salvaguardia dal rischio idraulico e la riqualificazione dei sistemi ambientali e paesaggistici.

Essi sviluppano nuovi processi volontari di governance territoriale, costruendo un modello di gestione integrato e condiviso democraticamente tra gli attori. I vari soggetti coinvolti si impegnano in un’azione di tutela attiva e duratura dell’area interessata dal bacino fluviale, producendo conseguenze positive anche sul piano economico.

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Gli elementi che entrano in gioco quindi sono:

 

• un territorio (suoli, acque, insediamenti ecc.)

• una comunità (cittadini, istituzioni, imprese ecc.)

• un insieme di politiche e modelli gestionali a più livelli.

 

Le relazioni tra questi fattori, da sempre esistenti, vengono rimesse in discussione attraverso la condivisione di obiettivi comuni per una riqualificazione territoriale di lunga durata che si basi sulle potenzialità del territorio. Il processo collaborativo prevede la messa in atto di azioni e strumenti mirati al rispetto dell’ambiente naturale e alla valorizzazione del paesaggio.

Il CdF diventa così il mezzo ideale di difesa e salvaguardia di un territorio che oggi è reso sempre più fragile dall’eccessiva antropizzazione e dallo smisurato sfruttamento delle risorse idriche.

Con la Legge di stabilità 2016 è stato riconosciuto che i Contratti di Fiume “concorrono alla definizione e all'attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree”.

‘I Contratti di fiume non hanno un termine temporale prefissato, ma restano in essere fino a che rimane viva

la volontà di aderire all’accordo da parte degli attori’

cit. Carta Nazionale dei CdF, Regione Lombardia

ORIGINE E SVILUPPI

 

Il primo Contratto di Fiume è stato realizzato in Francia negli anni ’80; da qui il modello si è poi diffuso ad altri paesi europei, come Belgio e Paesi Bassi, in recepimento della Direttiva europea 2000/60/CE (Direttiva quadro sulle acque) e delle successive Direttive 2003/4/CE e 2001/42/CE sulla pubblica informazione e sulla Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

 

In Italia i CdF si stanno diffondendo in tutto il territorio. In questa sezione puoi trovare i link a diverse esperienze, già realizzate o in via di realizzazione.

Il 4 Aprile del 2008 si è tenuto ad Umbertide (PG) il primo convegno del ‘Tavolo Nazionale sui Fiumi’: prima importante occasione di confronto tra le varie esperienze avviate a livello locale con l’obiettivo di raccogliere buone pratiche e tecniche e di consentire la diffusione dei CdF in tutto il territorio nazionale (http://nuke.a21fiumi.eu/).

OBIETTIVI

 

Il Contratto di Fiume si prefigge, attraverso l’integrazione di nuove politiche di tutela e di gestione delle risorse ambientali, di stimolare la cooperazione tra diversi livelli di governo e tra i diversi soggetti dello stesso livello, agendo in molteplici settori:

 

  • protezione degli ambienti naturali

  • valorizzazione del sistema paesaggistico

  • difesa del suolo

  • riduzione dell’inquinamento idrico

  • prevenzione del rischio idrogeologico

  • diffusione della cultura delle acque

  • promozione del turismo eco-sostenibile

 

Il momento iniziale di questo processo partecipato è la costruzione di una visione condivisa del bacino idrografico: tale rappresentazione deve guidare i partecipanti ad elaborare un progetto coerente con le effettive potenzialità del territorio, coi precedenti programmi di pianificazione locale e con la realtà socio-culturale ed economica del bacino fluviale. Se presenti, dovranno essere presi in considerazione i precedenti quadri normativi e direttivi che operano nell’area di interesse.

 

I soggetti aderenti al CdF definiscono un programma d’azione dove ogni singolo si impegna a “dare e ricevere qualcosa dal Fiume”, promuovendo una serie di accordi a lungo termine, tenendo conto anche delle generazioni future. Il Fiume diventa così l’asse centrale del motore a cui faranno capo le future scelte di uso e gestione territoriali. Il CdF costituisce un nuovo modello che stimola la progettualità territoriale dal basso, aprendo la strada alla partecipazione attiva della comunità nella valorizzazione del proprio territorio, promuovendo azioni dirette e concrete a partire dalle varie componenti della società, secondo quella ‘cultura delle acque’, che riconosce come non solo il fiume, ma bensì l’intero ambiente acquatico faccia parte di un delicato ecosistema che deve essere rispettato e tutelato come “Bene di Vita” e al quale siamo fortemente vincolati.

Attracco Arno Pisa PartecipArno

Il concetto di ‘Fiume’ come oggetto di studio e di salvaguardia ambientale non deve fermarsi al semplice decorso fluviale: esso non è formato solamente dal proprio alveo ma comprende le golene, gli argini, i canali, i propri affluenti e i terreni limitrofi (tra cui appezzamenti agricoli, superfici montane/boschive, zone industriali, infrastrutture ed aree urbane ecc.). Inoltre ad esso sono associate numerose attività che toccano più ambiti (venatorie, ittiche, sportive, culturali ecc.) e che vengono perciò fortemente coinvolte nel percorso decisionale.

 

FASI

 

È prassi consolidata che un Contratto di Fiume preveda alcuni passaggi fondamentali, delineati nel documento “Definizioni e requisiti qualitativi di base dei Contratti di Fiume” (Tavolo Nazionale Contratti di Fiume, Gruppo di Lavoro 1: Riconoscimento dei CdF a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità del 12 marzo 2015).

IRTA Leonardo PartecipArno

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